Il sito internet è diventato il principale strumento di comunicazione verso l’esterno: 67 computer ogni 100 dipendenti. L’informatizzazione nella Pa procede a passo spedito, senza troppo clamore, ma con grandi risultati. Come spiega l’Istat.
di Paolo Subioli

La più grande rivoluzione degli ultimi vent’anni, all’interno dei Comuni italiani, è stata così silenziosa e discreta che i giornali non ne hanno parlato quasi per niente. Si tratta dell’informatizzazione, quel processo che ha portato i computer da zero a 67, per ogni cento dipendenti, e i siti web – che prima neanche esistevano – a diventare il principale strumento di comunicazione verso l’esterno, per qualsiasi amministrazione. E finalmente l’Istat ha attivato un filone di ricerca sulle tecnologie dell’informazione e della comunicazione nelle amministrazioni comunali, come al solito rigoroso ed approfondito, il quale – avendo interessato più di tremila Comuni – può costituire una base conoscitiva indispensabile per capire il fenomeno ed orientare le relative politiche. Una “rilevazione sperimentale”, che ci di deve augurare possa trovare il modo di proseguire, per impiantare un filone di ricerca realmente stabile. Gli indicatori rilevati sono veramente molti; dunque vale la pena soffermarsi solamente su alcuni fenomeni chiave e sugli aspetti più strategici, specialmente alla luce delle attuali priorità, definite – da un lato – dall’impianto normativo del Codice dell’amministrazione digitale e, dall’altro, dai primi intenti programmatici espressi dal neo-Ministro Nicolais.

Gestione dell’informatica

Una delle prime cose da guardare è come viene gestita, questa funzione diventata così importante, che è l’informatica. Solo un sesto dei Comuni (16%) ha un ufficio autonomo addetto all’informatica. E’ un dato che varia molto in funzione dell’ampiezza demografica (si arriva ad un massimo dell’87% tra i Comuni con più di 60 mila abitanti) e della Regione, con il massimo in Toscana (39%). Esso va però analizzato tenendo conto del fatto che, specialmente nelle amministrazioni più piccole, tale funzione è spesso gestita in forma associata. Ed infatti le percentuali minori si riscontrano nelle regioni più montuose, dove le dimensioni dei Comuni sono più piccole e più frequentemente si ricorre a forme di associazione come la Comunità montana.

A questo dato, fa riscontro quello relativo alle modalità di gestione delle funzioni ICT, nel quale si può constatare un ricorso impressionante all’outsourcing, a testimonianza anche della peculiarità di questa tipologia di attività. Le funzioni dove è meno rilevante l’apporto di società esterne sono quelle legate alla gestione diretta dei dati e delle informazioni (data entry, contenuti sito web, database), ma il peso che esse assumono è sempre decisivo, addirittura schiacciante per tutte le attività di gestione dell’hardware, del software e dei sistemi.

Informatizzazione dei procedimenti

A che punto siamo? La domanda fondamentale è proprio questa, se l’obiettivo di fondo è quello dell’informatizzazione del lavoro amministrativo. Ebbene, il protocollo informatico, che costituisce il requisito “sine qua non” della digitalizzazione, e che peraltro è pure obbligatorio per legge, è stato adottato dal 79% dei Comuni (con un massimo del 94% in Veneto). Ma le forme più avanzate ed efficaci di tale tecnologia – ovvero la gestione documentale e il “workflow” dei documenti – sono presenti rispettivamente solo nel 9,5% e nel 8,6% delle amministrazioni. In questo caso, le differenze legate alle dimensioni dei Comuni non sono molto rilevanti. Emerge pertanto un venti per cento di “zoccolo duro” che resiste alla modernizzazione.

Analizzando le singole attività, si capisce che l’informatica domina in ambiti che ormai non ne potrebbero veramente più fare a meno – come l’anagrafe, la contabilità o i tributi – ma langue altrove, soprattutto in tutte quelle attività che riguardano il personale. Il ruolo di vera cenerentola, però, è svolto dai bandi e concorsi. Con buona pace della trasparenza nei confronti delle aziende.

Un dato interessante è che nei settori più informatizzati predominano gli utilizzi dei computer in rete, anziché isolati, poiché è questa la più autentica dimensione del  mondo digitale e, a dire il vero, l’unica che risulti veramente efficace. Nell’ottica dello scambio in rete tra enti diversi un ruolo decisivo sarà giocato dalla posta elettronica certificata, attualmente presente solo nel venti per cento circa dei Comuni, ma con grandi differenze geografiche. Anche un’altra applicazione strategica, sotto questo profilo, come la intranet, è presente in appena il 30 per cento dei Comuni.

Cooperazione tra amministrazioni

La rete dovrebbe essere dunque anche la modalità preferita di relazione tra amministrazioni, come è pure ampiamente ribadito nel Codice dell’amministrazione digitale (non solo a proposito del Sistema Pubblico di Connettività) e nelle linee programmatiche del Ministro Nicolais. A tal proposito, l’Istat ha indagato sui servizi telematici più utilizzati, tra quelli offerti da altre amministrazioni. Risulta un picco massimo del 70 per cento di utilizzo, che si aggiudicano i servizi dell’Agenzia delle Entrate, per le variazioni anagrafiche. Altri servizi tra i più ricorrenti sono quelli del Ministero dell’interno (sempre per l’anagrafe) o la Cassa depositi e Prestiti (55%). In questo ambito, i numeri risultano però abbastanza deludenti, con servizi chiave come quelli dell’INPS o dell’ACI che non vanno oltre il 40 per cento di Comuni utilizzatori. L’interazione con altri enti territoriali è ancora meno frequente: Regioni 40%, Province 22%, altri Comuni 9%. Il tesoriere bancario, infine, è collegato al Comune soltanto nella metà circa dei Comuni.

Personale

Del personale si è già detto che la sua gestione è tra le attività meno informatizzate, e pure il dato sulla scarsa diffusione delle intranet, anch’esso già citato, lo testimonia. Ma se si sposta l’attenzione dalla gestione al personale stesso, si deve constatare, da un lato, una buona dotazione di personal computer, che in Italia è del 68% (con valori massimi in Veneto ed Emilia-Romagna) e che è probabilmente vicina al massimo raggiungibile, non essendo tutte le posizioni informatizzabili. Dall’altro, però, dovremmo chiederci cosa ci fanno, i dipendenti, con quei computer, visto che solo il nove per cento del totale ha seguito corsi di informatica.

La formazione, dunque, deve essere considerata tra le priorità dei prossimi anni. Nei programmi del Governo c’è addirittura l’idea che il settore pubblico dovrà farsi carico dell’alfabetizzazione informatica dei cittadini, quale importante veicolo di democratizzazione. Ebbene, è il momento di porsi il problema di come garantire i diritti di cittadinanza dei dipendenti pubblici. Una condizione, questa, veramente imprescindibile per una pubblica amministrazione al passo con la “società dell’informazione”.

Banda larga

Un altro fattore chiave è la banda larga. Senza di essa non si va da nessuna parte. La reale possibilità di gestione ed erogazione di servizi avanzati è indubbiamente legata alla disponibilità di collegamenti affidabili e sufficientemente potenti. Sul territorio italiano, la situazione è molto varia, tanto che si parla di “divario digitale” all’interno della popolazione, la cui parte abitante nei piccoli centri e nelle regioni montuose o nelle piccole isole è decisamente sfavorita, con possibilità compromesse di usufruire di quei diritti di cittadinanza digitale di cui si diceva.

L’Istat ci dive che il divario c’è anche tra le amministrazioni locali. La maggior parte di esse ha il collegamento in banda larga fornito da un “provider” privato (70%) anziché pubblico (41%), dunque di qualità generalmente inferiore. Ma il problema è che la banda larga ce l’hanno solo il 32% dei Comuni italiani. Da questo punto di vista, spicca, come spesso succede, l’Emilia-Romagna, i cui valori eccellenti, almeno rispetto alle altre regioni, non sono casuali, bensì frutto di una politica molto determinata in materia, portata avanti anche col proposito di eliminare le differenze di dotazioni infrastrutturali all’interno del proprio territorio.

Grado di informatizzazione del protocollo informatico

Fonte: Istat (dati riferiti al 2005).

Comuni con collegamento ad Internet

Tipo di collegamento ad Internet
 Regione in Banda Larga  tramite rete pubblica territoriale  tramite provider privato  PC connessi ad Internet (% sul totale dei PC)
Emilia-Romagna 57,8 89,1 21,3 89,6
Calabria 47,6 0,4 99,4 64,3
Campania 46,2 15,9 76,6 78,9
Toscana 41,2 60,5 51,2 90,0
Lazio 39,3 39,2 80,2 84,8
Sicilia 36,9 16,1 86,6 64,6
Lombardia 34,7 21,2 86,9 78,1
Puglia 31,4 67,8 62,1 68,4
Liguria 29,2 18,3 89,2 74,6
Marche 29,0 62,4 56,8 82,5
Sardegna 26,1 12,6 89,9 82,5
Veneto 26,1 33,8 74,4 74,1
Umbria 25,9 90,0 38,6 81,1
Basilicata 25,4 86,0 40,9 82,9
Piemonte 25,3 67,2 49,2 91,6
Friuli-Venezia Giulia 25,2 90,5 38,8 91,8
Abruzzo 23,6 19,9 83,4 84,4
Valle d’aosta 17,9 13,2 93,2 92,9
Molise 10,1 17,8 82,2 83,8
Pr. Aut.di Trento 7,9 84,8 32,6 77,4
Pr. Aut. di Bolzano 2,6 99,1 8,0 67,7
Italia 32,1 41,1 69,1 80,4
Classi di ampiezza demografica
Oltre 60.000 81,6 37,0 71,2 76,1
20.001 – 60.000 48,2 32,8 84,1 77,9
10.001 -20.000 48,6 29,7 82,0 81,7
5.001 -10.000 45,4 39,0 69,7 88,0
fino a 5.000 25,6 43,5 66,4 84,4

Fonte: Istat (dati riferiti al 2005).

Grado di informatizzazione delle attività

Fonte: Istat (dati riferiti al 2005).

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