l piano di modernizzazione che potrebbe comportare anche una nuova fase del processo di e-government ribalta alcune direttrici seguite fin qui e punta prioritariamente a ridefinire l’intero procedimento amministrativo. Ecco le linee di condotta.

«In passato si è privilegiato il front-office. Ora dobbiamo puntare tutto sul back-office». Sta in questa semplice contrapposizione tra fronte e retro – ma che richiama quella tra immagine e sostanza – la sintesi del  programma dell’attuale Governo, in tema di innovazione tecnologica nel settore pubblico, così come è stato a più riprese esposto da Beatrice Magnolfi, sottosegretario al Ministero per l’Innovazione e le Riforme nella Pubblica Amministrazione con delega all’innovazione. Di un nuovo “piano di e-government”, che sostituisca il precedente, elaborato dall’ex Ministro Lucio Stanca, ancora non si parla esplicitamente. Anzi, il quadro istituzionale non è ancora proprio chiaro, con Linda Lanzillotta, che nel suo ruolo di Ministro per le Politiche Regionali, ribadisce le proprie competenze in materia di e-government locale, una materia che rientra anche tra quelle assegnate a Luigi Nicolais, Ministro per l’Innovazione e le Riforme nella Pa.

Intanto, però, è molto netta la volontà di lavorare prioritariamente sui procedimenti amministrativi, mettendo le tecnologie al servizio di un radicale processo di riforma, che includa semplificazione, coordinamento tra amministrazioni, ridisegno dei processi. Si è proprio chiusa, in pratica, l’era caratterizzata da una spasmodica rincorsa della tecnologia, che ebbe come momento simbolo la nomina a ministro di un manager IBM come Stanca. Il rischio insito in quell’approccio è di “tecnologizzare la burocrazia”, per dirla con le parole della stessa Magnolfi. Ed infatti i risultati, non certo decisivi, del Piano di e-government sono sotto gli occhi di tutti: centinaia di servizi “transattivi” (che cioè consentono di effettuare almeno una parte di procedimento a distanza) sono stati messi on line, ma ben pochi cittadini vi ricorrono, perché sono troppo difficili da usare, oppure perché non risolvono granché. L’operazione compiuta un po’ ovunque è stata questa: gli ingegneri esperti di tecnologie hanno studiato il modo di rendere disponibile via internet l’accesso ad una serie di procedimenti esistenti. Ma evidentemente il problema non è solo quello di spostarsi da casa per arrivare allo sportello del Comune. C’è di più, molto di più: i tempi sono troppo lunghi e le procedure troppo complicate. Anche se sono andate a finire sul web.

Tra continuità e discontinuità

Un primo tema sul quale la viceministra diessina ha deciso di puntare è quello del coordinamento delle iniziative, necessario sia per non sprecare risorse, sia per mettere veramente a frutto le potenzialità delle tecnologie digitali. Gli investimenti saranno dunque indirizzati su sistemi compatibili, interoperabili, che siano tra loro complementari. A tale approccio dovrà corrispondere una contestuale armonizzazione dei processi, la quale richiederà anche l’integrazione degli archivi e l’interoperabilità completa delle banche dati. E qui torna prepotentemente alla ribalta il tema dello sportello unico, un modello voluto proprio dai governi di centro sinistra, ma che non ha mai risolto le cose radicalmente, non solo a causa del disinteresse da parte dell’esecutivo Berlusconi. Dietro allo sportello unico – per far funzionare il quale si sono dannate non poche amministrazioni – è mancato il procedimento unico. Questo, secondo Magnolfi, perché non si è ancora passati dalla cultura del possesso del dato alla cultura dell’accesso al dato. Un punto su cui dovrebbe dare una mano anche il Codice dell’Amministrazione digitale, che fonda uno dei propri pilastri proprio sulla condivisione di dati tra amministrazioni.

E a proposito di Codice, questo Decreto legislativo, fortemente voluto dal ministro predecessore, forse può essere considerato l’unico vero elemento di continuità tra un governo e l’altro, poiché non  è stato affatto disconosciuto da Nicolais ed i suoi vice; semmai indicato come punto di partenza.

Il riuso è invece un tema dove non mancheranno le discontinuità. L’idea in quanto tale non viene sconfessata. Anche perché nessuno può negare che sia ottima. Il problema è legato, anche in questo caso, all’efficacia di quanto è stato fatto sino ad ora. L’orientamento, manifestato in più occasioni, è quello di fare una pausa di riflessione, sul tema, per non rischiare di “riusare” iniziative poco efficaci. Il criterio dovrebbe essere quello di privilegiare solo quelle iniziative di riuso che siano in grado di analizzare i fattori di successo (o insuccesso) del progetto da “riusare”, per individuare preventivamente i necessari miglioramenti e rimuovere gli eventuali ostacoli.

Un punto sul quale dovrebbe esserci discontinuità è pure quello dell’attenzione ad ambiti trascurati dal precedente Ministro, come la sanità e la giustizia civile. L’organizzazione di tali comparti rientra tra le competenze dei rispettivi dicasteri, ma sono veramente due ambiti cruciali, per il benessere dei cittadini e lo sviluppo del Paese. Magnolfi ha promesso di occuparsene, grazie anche ad un tavolo strategico, che lei stessa presiederà, per la visone condivisa ed unitaria dell’e-government nella Pa centrale.

Governance dell’innovazione tra centrale e locale

Qui entra il tema della “governance” dei processi di innovazione nel settore pubblico, il quale si presenta particolarmente complesso. Il Governo, almeno per quanto riguarda la Pa centrale, intende sfruttare le opportunità offerte dal Codice dell’Amministrazione digitale, il quale prevede, ad esempio, che in ogni Ministero venga istituito un centro unico di competenza, titolare delle strategie di sviluppo informatico del ministero stesso. Il tavolo cui fa riferimento la Magnolfi dovrebbe scaturire proprio dal coordinamento tra tali centri.

Ma i nodi stanno nella Pa locale. Il 14 settembre è stata istituita la Commissione permanente per l’innovazione tecnologica nelle Regioni e negli Enti Locali, anch’essa prevista dal Codice (v. riquadro). Dobbiamo augurarci che diventi realmente terreno di collaborazione. La presiede Lanzillotta, ma ci sarà pure Magnolfi. L’una parla di dare priorità alla banda larga e alla carta d’identità elettronica. L’altra di puntare sulla reingegnerizzazione dei processi amministrativi. Non si tratta di priorità in contraddizione tra loro, ma ancora non è chiaro in quali piani esse si tradurranno effettivamente, quanti soldi intenderà mettere sul piatto il Governo e su quali temi.

C’è sì il rischio di confusione, ma questa inedita triangolazione tra due ministeri e le Regioni – che coinvolgerà anche altri dicasteri, oltre agli Enti locali – potrebbe anche essere portatrice di una nuova stagione della concertazione tra istituzioni, la quale, in un ambito come l’innovazione nel settore pubblico, si rende più che mai necessaria.

Una Commissione per l’e-government locale

Il 14 settembre la Conferenza Unificata Stato-Regioni ha deliberato, come previsto dal Codice dell’Amministrazione Digitale, l’istituzione della Commissione permanente per l’innovazione tecnologica nelle Regioni e negli Enti Locali. Nella Commissione, presieduta dal Ministro Linda Lanzillotta, saranno rappresentati le Regioni e gli Enti Locali, oltre ai dicasteri Affari Regionali e Autonomie Locali, Riforme e Innovazione, Interni, Comunicazione, Salute, Economia e Finanze, Sviluppo. Come ha riferito la stessa Lanzillotta, la Commissione nasce da una pressante richiesta di Regioni e Enti locali, espressa in questi ultimi anni, la quale ha trovato finalmente risposta. L’obiettivo, condiviso da Governo, Regioni ed Enti locali, è quello di porre fine agli interventi a pioggia, disorganicamente distribuiti sul territorio per dare invece concreti indirizzi e supporto ai “progetti paese” già in campo per l’innovazione tecnologica. Tra i settori di innovazione tecnologica che il Ministro per gli Affari Regionali propone prioritariamente al tavolo, vi sono la Carta di identità elettronica, la banda larga, i beni culturali e la telemedicina.

Il compito specifico della Commissione sarà quindi quello di concertare le priorità e gli indirizzi del processo di innovazione tecnologica, individuando gli standard minimi e i livelli essenziali in cui le realtà locali avranno modo di riconoscersi, nel quadro condiviso del processo di informatizzazione dei territori.

La nuova cabina di regia per innovazione tecnologica

La nuova cabina di regia per innovazione tecnologica

Percentuale di abitazioni con accesso internet a banda larga

Percentuale di abitazioni con accesso internet a banda larga
Percentuale di abitazioni con accesso internet a banda larga in Emilia romagna

Fonte: Eurobarometro, 2006.

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