Patrimonio condiviso delle informazioni geografiche e definizione di standard comuni: ecco come il codice delinea le linee d’azione in modo del tutto innovativo

di Paolo Subioli

Nel particolare posto assegnato dal Codice della Pa digitale alla gestione dei dati, cui sono dedicate due intere sezioni, uno spazio centrale – anche se circoscritto al solo articolo 59 – è dedicato alla particolare tipologia dei dati territoriali, intendendo, con questo termine, “qualunque informazione geograficamente localizzata”, ovvero che sia associabile ad un elemento cartografico: la destinazione d’uso di una determinata area, la scheda descrittiva di un monumento storico, il valore catastale di una determinata unità abitativa, eccetera. E’ la prima volta che, nella legislazione si parla di dati territoriali e, pertanto, si tratta di una di quelle parti in cui il Decreto legislativo introduce elementi di novità, anziché dare ordine alla legislazione preesistente.

Una delle particolarità dei dati territoriali è che, nel momento in cui si associano i dati o le informazioni agli elementi geografici, per ognuno di tali elementi geografici si accumulano più informazioni gestite da enti diversi. L’ideale è quindi riuscire ad unire, in repertori condivisi, tutti i dati e le informazioni che insistono nella medesima area, in modo da disporre di un potente strumento di conoscenza e di gestione del territorio. Si adatta infatti assai bene a questo ambito quella norma del Codice della PA digitale (art. 58) che prescrive che “le pubbliche amministrazioni possono stipulare tra loro convenzioni finalizzate alla fruibilità informatica dei dati di cui siano titolari”, specificando, peraltro, che “il trasferimento di un dato da un sistema informativo ad un altro non modifica la titolarità del dato stesso”.

I repertori informatici che associano basi di dati ad informazioni cartografiche sono noti come Sistemi Informativi Territoriali (SIT) o, a livello internazionale, Geographical Information Systems (GIS). Il Codice non ne regolamenta né ne impone l’uso, ma si limita ad intervenire su quelle che attualmente costituiscono le priorità di questo ambito, ovvero la definizione di standard comuni e la costituzione di un patrimonio condiviso di dati.
Il Repertorio  nazionale dei dati territoriali

Nel rispondere all’esigenza di favorire la reciproca conoscenza dei dati in possesso di ciascuna amministrazione, il Codice istituisce presso il CNIPA il “Repertorio nazionale dei dati territoriali”, finalizzato ad agevolare la pubblicità dei dati di interesse generale, disponibili presso le pubbliche amministrazioni a livello nazionale, regionale e locale. Tale strumento sarà fondamentale per condividere il patrimonio pubblico di dati territoriali e, in particolare, per conoscere quali informazioni sono disponibili, quali sono le loro caratteristiche (inquadramento, precisione, aggiornamento, ..) e con quali modalità è possibile utilizzarle. In una fase successiva, esso consentirà di sviluppare sistemi di servizi  basati sulla integrazione di dati di competenza di più soggetti, ma anche di collaborare – tra Stato, Regioni ed enti locali – per programmare le acquisizioni di nuovi dati e razionalizzarne i costi.

Da un punto di vista squisitamente tecnologico, il riferimento è dato dal Sistema Pubblico di Connettività e cooperazione, ovvero quell’insieme di infrastrutture e di regole condivise – istituito dal Decreto Legislativo 28 febbraio 2005, n. 42 – il quale costituirà la rete unica attraverso la quale dialogheranno in rete le varie amministrazioni italiane. Apposite regole tecniche dovranno comunque definire il contenuto del Repertorio, nonché le modalità con le quali esso verrà costituito e successivamente aggiornato, oltre a quelle con le quali i dati verranno formati, documentati e scambiati, comprese le regole ed i costi per il loro utilizzo.

Il Comitato per le regole tecniche sui dati territoriali delle Pa

Il Codice istituisce poi un organismo ad hoc, il “Comitato per le regole tecniche sui dati territoriali delle pubbliche amministrazioni”, il quale avrà il compito di definire le regole tecniche per la realizzazione delle basi dei dati territoriali, la documentazione, la fruibilità e lo scambio dei dati stessi tra le pubbliche amministrazioni centrali e locali, in coerenza con le disposizioni del Sistema Pubblico di Connettività. Sarà, in pratica, la sede di collaborazione, in tema di dati territoriali, tra i vari livelli di governo del territorio, dallo Stato al singolo Ente locale, che agirà su un doppio binario:

– quello della definizione della normativa e delle regole tecniche sui dati geografici digitali;

– quello dello sviluppo di azioni tecniche ed organizzative per lo sviluppo di sistemi di servizi basati sui dati suddetti.

Grazie al Comitato, sarà dunque possibile conseguire il principale obiettivo per un SIT del settore pubblico, e cioè l’integrazione tra i dati di più Enti per un medesimo territorio: base geo-morfologica, catasto, piani urbanistici, beni storico-artistici, beni ambientali, rischio sismico, attività economiche, fenomeni sociali, eccetera. Il fatto che le regole siano definite a priori, con certezza dello standard, consentirà di evitare specifici accordi di carattere locale e quindi velocizzare notevolmente i tempi, permettendo agli Enti già pronti di non dover aspettare chi è rimasto indietro. Il CNIPA stesso partecipa al Comitato, assicurandone la segreteria tecnica, con compiti istruttori, di studio e di supporto.

Lo stato dell’arte

Il lavoro che il Comitato si troverà di fronte non parte da zero. Risale, ad esempio, al 1996, “Intesa Gis”, l’Intesa tra Stato, Regioni ed Enti locali sui sistemi informativi geografici. Essa coinvolge le diverse Amministrazioni centrali ed organismi statali, compreso il CNIPA, le Regioni e Provincie Autonome, i Comuni (ANCI), le Province (UPI), le Comunità Montane (UNCEM) e le Aziende per la gestione di pubblici servizi (Confservizi), rappresentando il tentativo più organico finora compiuto di modificare, in termini positivi, la situazione dell’informazione geografica in Italia, per creare uno stimolo verso una partecipazione più ampia delle istituzioni, delle imprese e del mondo scientifico. Il suo obiettivo è, in particolare, lo sviluppo di interventi coordinati per realizzare in Italia le basi informative territoriali informatizzate, a copertura dell’intero territorio nazionale, necessarie per l’esercizio delle funzioni di interesse locale, regionale e nazionale. Lo stato d’attuazione dell’iniziativa si può constatare direttamente sul sito www.intesagis.it.

L’iniziativa si colloca in un momento storico nel quale si è creato veramente il presupposto per un autentico salto tecnologico-culturale, nell’uso dei dati territoriali all’interno della pubblica amministrazione, specialmente ad opera di due fattori:

– l’ormai ampia disponibilità di dati di diversa tipologia  (mappe raster, mappe vettoriali, ortofoto, modelli digitali del terreno, telerilevamento satellitare, immagini multispettrali);

– la possibilità di integrare motori geografici con potenti gestori di basi dati relazionali, generalmente utilizzati nei sistemi  amministrativo/gestionali.

Inoltre, gli ingenti investimenti operati negli ultimi anni dalle amministrazioni pubbliche hanno portato alla formazione di un rilevante patrimonio di dati territoriali a copertura dell’intero territorio nazionale, sia come dati cartografici che, in generale,  per la disponibilità di dati georeferenziati. La cartografia numerica su base regionale copre attualmente gran parte del territorio nazionale  (le due province autonome e 14 regioni hanno un copertura completa del proprio territorio e le restanti 5 regioni ne hanno pianificato il completamento), mentre a livello nazionale esistono basi dati cartografiche di enorme rilievo, tra cui quelle del Catasto, del Demanio Marittimo, e quelle relative alle sezioni di censimento ISTAT.

Sistemi Informativi Geografici – Glossario essenziale

Cartografia numerica Cartografia in formato digitale, nella quale i diversi elementi sono descritti per mezzo di attributi numerici: una certa area, ad esempio, è memorizzata come un poligono; ad ogni punto è associata una quota altimetrica, eccetera. In questo modo, è possibile associare informazioni anche qualitative ad ogni elemento, ed è anche possibile stampare la carta a qualsiasi scala.
Dato georeferenziato Un qualsiasi dato o informazione che ha un legame con un elemento cartografico. Ad esempio: la destinazione d’uso d’un certo edificio.
Immagini multispettrali Immagini che evidenziano una particolare porzione dello spettro luminoso (ad esempio, l’infrarosso) per mettere in evidenza determinati fenomeni, altrimenti invisibili.
Ortofoto Fotografia eseguita dal cielo, in direzione ortogonale rispetto al terreno, che consente di ottenere immagini del terreno stesso fedeli dal punto di vista geometrico.
Raster Immagine determinata dalla colorazione di singoli punti appartenenti ad una fitta trama, che li rende indistinguibili ad occhio nudo. La fotografia digitale è un tipico esempio di immagine raster.
Telerilevamento satellitare Rilevamento cartografico che, invece di essere eseguito direttamente sul terreno, deriva da misurazioni compiute dal satellite.
Vettoriale Immagine che, a differenza del raster, deriva da una descrizione geometrica di singoli elementi, essendo composta da un insieme di vettori (singoli segmenti definiti da lunghezza, direzione e verso). E’ il tipo di rappresentazione usata dai sistemi CAD.

Peculiarità dei SIT rispetto ai sistemi informativi tradizionali

I SIT, rispetto ai sistemi informativi gestionali di tipo tradizionale, si caratterizzano per i seguenti aspetti:
a) il costo di costruzione delle banche dati è preponderante rispetto ai costi di gestione, sia per l’impiego di personale specializzato, sia per il costo delle strumentazioni di rilevamento e di prima elaborazione dei dati grezzi rilevati; considerati sia il costo che la complessità strutturale, le informazioni territoriali in possesso dell’Amministrazione costituiscono un patrimonio unico e di rilevanza strategica solo se risultano disponibili e usufruibili da parte di tutti gli utenti interessati.
b) l’evoluzione in atto sta portando ad una naturale partizione delle competenze: da una parte tra soggetti deputati alla raccolta dei dati grezzi (enti spaziali, istituti specializzati,…) e soggetti specializzati nel trattamento scientifico di tali (università, enti di ricerca,…), entrambi con competenze altamente specialistiche e strumentazioni ad alto costo; dall’altra le Amministrazioni interessate all’impiego di informazioni territoriali per l’automazione dei processi di lavoro di propria competenza;
c) la tipologia delle applicazioni possibili non è schematizzabile in modo esaustivo a priori, essendo strettamente legata sia all’evoluzione tecnologica che le rende possibili, sia all’evoluzione dei procedimenti amministrativi, essi stessi legati al crescente rilievo che viene attribuito alle risorse territoriali ed ambientali;
d) l’informazione territoriale presenta una dualità strutturale tra georeferenziazione e contenuto; entrambi gli aspetti possono richiedere metodi di rilievo e misura complessi, che occorre documentare in modo esauriente per permettere nel tempo la corretta interpretazione ed elaborazione del dato territoriale;
e) poiché i dati provengono da operazioni di misura, più o meno sofisticate, è palese che non si tratta di dati esatti, ma è insito nel dato territoriale il concetto di grado di precisione, ovvero di qualità;
f) il dato territoriale è caratterizzato da attributi di attendibilità che non trovano uguale riscontro nei sistemi gestionali, nei quali confluiscono descrittori sia della qualità del dato che di ufficialità delle fonti, direttamente derivabili dalle implicazioni normative dei procedimenti amministrativi.
g) la condivisione sistematica di informazioni che riguardano una stessa porzione di territorio da parte dei processi di lavoro di competenza di Amministrazioni diverse, pur con viste differenti, e’ strutturale e deriva dalla natura stessa del dato territoriale;p er tale ragione è di primaria importanza affrontare, in questo contesto, il problema della riduzione della ridondanza e del riuso delle base dati.

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