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Storia delle città digitali » Reti civiche

Storia delle città digitali

8 Jul 1998

Censura alla rete Civica di Roma

Filed under: Reti civiche — Administrator @ 10:43 am

(da http://www.olografix.org/gubi/estate/itacrack/6.htm)
La satira del Foro Romano Digitale contro il Comune di Roma9 luglio 1998. Una nuova azione di censura provoca la reazione di tutte le comunità virtuali italiane: a Roma l’assessore alle reti civi-che Mariella Gramaglia chiude d’autorità e senza preavviso tutti gli spazi internet delle associazioni, assegnati all’interno dei progetti sperimentali. Il motivo della chiusura è una denuncia (relativa ai presunti contenuti satanisti di alcune pagine ospitate dal comune di Roma) presentata da Don Fortunato Di Noto, il parroco siciliano che ad Avola (Siracusa) ha fondato l’associazione Telefono Arcobaleno, impegnata nella lotta alla pedofilia. Secondo quanto riporta l’edizione romana del Corriere della Sera del 9/7/98, nell’inserto “Corriere Roma”, il testo incriminato fa parte di una tesi di laurea della Facoltà di Lettere di Roma, dal titolo Femminile nella fantascienza: modelli di scrittura, all’interno della quale era citato il bra-no in questione, ripreso dalla rivista di cultura underground e tec-nologica Torazine, distribuita in molte librerie italiane. La denuncia del parroco siciliano penalizza tutte le associazioni ospitate dal comune: WWF, LIPU, Libera, Croce Rossa, Cgil università, Associazione per la Pace, Telefono Azzurro, Associazione italiana Carabinieri, Associazione italiana diritti dei bambini, Coro universitario di Roma e il Cipax, Centro Interconfessionale per la Pace, club del-l’associazione PeaceLink per la zona di Roma. Da un giorno all’altro tutte le pagine di queste e molte altre associazioni vengono oscu-rate senza nessuna spiegazione o preavviso da parte dei responsabili della rete civica romana.
Le pagine “sataniche” sono quelle del Foro Romano Digitale, un progetto telematico esterno al lavoro informativo delle associazioni, aperto a contributi di vario genere. I partecipanti al Foro Digitale lanciano un secco comunicato: “Chiediamo l’immediata riaper-tura di tutti i servizi della rete civica romana e un incontro tra le associazioni e i cittadini che partecipano al progetto della rete civica romana con l’assessore Gramaglia. Chiediamo inoltre una serena, ma seria valutazione delle competenze necessarie a ricoprire l’incarico attualmente svolto dall’Assessore Gramaglia”.
La Gramaglia si difende il 10 luglio, e lo fa dalle pagine dell’edizione di Roma del Corriere della Sera: “Qualcuno purtroppo ha fatto un uso improprio delle opportunità offerte dal Comune abusando della nostra fiducia. Per questo siamo costretti almeno temporaneamente a revocare la concessione degli spazi. Dobbiamo sapere a chi diamo spazio, anche se i gruppi sono quasi tutti corretti. Dalla prossima settimana rimanderemo in rete chi ci darà garanzie di affidabilità, episodi del genere non devono più accadere. Siamo andati ben oltre i limiti della libertà di espressione”. Si contattano le associazioni: con un’e-mail di poche righe l’assessore alle reti civiche informa tutti i titolari degli spazi che prima di riprendere le trasmissioni “sarà richiesta maggiore severità nell’uso delle password, l’individuazione dei responsabili dei gruppi e dei campi di intervento delle associazioni”.
La severità nell’uso delle password è importante, ma ai tecnici e ai responsabili della rete civica l’assessore Gramaglia avrebbe dovuto chiedere anche maggiore buon senso nell’assegnazione delle password, visto che a tutte le associazioni presenti sul comune di Roma è stata data per diversi mesi la stessa parola chiave, uguale per tutti: SPERIMEN.
Nonostante le tesi sostenute dalla Gramaglia, l’interruzione dei servizi informativi offerti gratuitamente da decine di associazioni di volontariato viene aspramente criticata, in rete e fuori: il gruppo consiliare di Rifondazione Comunista presenta un’interrogazione al Sindaco nella quale si afferma che l’azione repressiva ha avuto l’effetto di interrompere un servizio pubblico e “l’interruzione del rapporto con le associazioni smantella la Rete Civica e mortifica quel cammino di democrazia elettronica che si era intrapreso”.
L’episodio lascia con l’amaro in bocca: una interruzione così brusca e inspiegabile di un servizio pubblico apre molti interrogativi. Se venisse scoperta una truffa ai danni dell’INPS, immagino che si avrebbe il buon senso di non bloccare le pensioni di tutti. Invece una pagina dai contenuti discutibili ha avuto l’effetto di bloccare tutti i servizi informativi gratuiti offerti dalle associazioni di volonta-riato romane.
Per il progetto della rete civica di Roma sono state spese svariate decine di milioni, che sono serviti alla sola realizzazione tecnica del nodo internet che ospita le pagine del Comune di Roma. Ma non basta avere dei computer collegati all’internet per dire di aver realizzato una rete civica: se non si riempiono di contenuti, i computer rimangono solo scatoloni vuoti, contenitori privi di qualsiasi utilità per la cittadinanza. Non è esagerato quindi affermare che la rete civica di Roma non è figlia degli amministratori comunali, ma delle associazioni che hanno riempito i computer vuoti con i loro contenuti, la loro esperienza, le loro risorse, i loro documenti, il loro lavoro gratuito e volontario di costruzione delle pagine web che per tutta risposta sono state oscurate. Fino alla denuncia di Don Fortunato le associazioni e le loro pagine web erano un bellissimo fiore all’occhiello da sbandierare per tessere le lodi della rete civica di Roma, e soprattutto per giustificare, almeno in parte, le ingenti spese dovute alla manutenzione di un nodo internet che, tra parentesi, non è l’unica né la migliore soluzione tecnica per mettere in piedi una rete civica.
È bastato un granellino di sabbia per inceppare tutto il meccanismo e trasformare le associazioni in ospiti indesiderati. Il gesto dell’As-sessore Gramaglia ha il sapore di antiche punizioni in cui per colpa di un trasgressore pagavano dieci innocenti. Un modo per dire “qui comando io”. È vero invece il contrario: la rete civica è dei cittadini e non degli amministratori della rete. Già prima dell’oscuramento era molto grave che gli spazi della rete civica fossero aperti solo alle associazioni e non ai singoli cittadini, che pagano con le loro tasse comunali un servizio passivo, in cui possono solo ricevere informazioni senza poterle produrre. Una telematica a metà, dove la bidirezio-nalità e le forme di informazione partecipativa che caratterizzano i nuovi media digitali sono annullate in nome di un maggiore controllo e sicurezza del sistema. L’invito da fare ai responsabili della telematica comunale romana è quello di rendere la loro rete sempre più “civica”, espressione della città e dei cittadini, e non della pubblica amministrazione, trattando le associazioni e le singole persone come soggetti indispensabili per la vita e le attività della rete, che sarebbe assurdo oscurare così come sarebbe assurdo bloccare le attività di chi assicura il funzionamento tecnico dei computer. È chiaro a tutti che l’aspetto tecnico è fondamentale. Quello che sfugge è che sono altrettanto fondamentali gli aspetti informativi e partecipativi, se si vuole promuovere una rete civica. Se invece l’obiettivo è solo quello di una vetrina del comune di Roma, nella quale le associazioni sono usate strumentalmente come contorno per abbellire le pagine e i cittadini non hanno voce in capitolo, allora scusateci tanto. Credevamo che si parlasse di qualcos’altro.

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