La diffusione della banda larga per accessi veloci a internet, oggi presente in 3.235 Comuni su 8.101, si dimostra elemento chiave per dare una vera prospettiva ai Centri minori e immaginare strategie di sviluppo delle aree decentrate
di Paolo Subioli
Il "divario digitale" è un fenomeno che attraversa la società odierna, tagliandola in lungo e in largo come una lama che separa, in ogni contesto geografico o socio-economico, chi può avere pieno accesso ai benefici dell’economia della conoscenza e chi, invece, ne rimane parzialmente o del tutto escluso. Questo termine è infatti utilizzato per descrivere quattro realtà diverse: il divario sociale, che fondamentalmente discrimina chi ha accesso ad internet e chi no per motivi sociali o anagrafici; il divario digitale delle imprese, che fa registrare forti differenze nelle modalità di utilizzo di internet tra grandi e piccole aziende; il divario geografico, che vede escluse certe zone geografiche dalla possibilità di connettersi ad internet a banda larga; il divario globale, ovvero le differenze nella diffusione di internet tra i vari paesi del mondo. Quest’ultimo, pur costituendo la più rilevante, tra le forme di divario che abbiamo elencato, non rientrerà in questa breve rassegna, poiché non interessa direttamente l’ambito d’azione delle amministrazioni locali.
Rete non per tutti
L’uso di internet è ormai diventato, secondo il Censis, un fenomeno "di massa". Nel 2007 gli utenti in generale della rete hanno raggiunto una quota pari al 45,3% della popolazione. Prendendo in considerazione solo gli utenti abituali, quelli cioè che si connettono almeno tre volte alla settimana alla rete, si è passati dal 28,5% del 2006 al 38,3% del 2007, con un indice di penetrazione che ha raggiunto tra i giovani il 68,3% e tra i più istruiti il 54,5%. Il problema sta nella composizione di questa quasi metà della popolazione che accede alla rete. I dati (sempre del Censis) ci dicono che sono utenti di internet il 45% degli uomini e solamente il 32% delle donne. Sembrerebbe una questione di genere, legata al maggiore interesse dei maschi per le tecnologie. Ma, a ben guardare, il dato ne riflette un altro più significativo, e cioè la stretta correlazione tra condizione professionale e accesso alla rete: chi lavora ha molte più opportunità di accedere rispetto a chi non lo fa, specialmente se impegnato in mestieri che richiedono un qualche uso del computer. Infatti la maggior parte delle connessioni avviene oggi dai luoghi di lavoro e le categorie sociali che usano meno internet sono i pensionati e le casalinghe. Questo spiega perché le donne siano meno presenti in rete. Ma il problema maggiore riguarda gli anziani, per i quali si aggiunge anche un importante fattore anagrafico: più si avanza con l’età, più è difficile che si abbia voglia di imparare una cosa nuova.
Altri fattori incidono in maniera significativa, primo fra tutti il livello di istruzione: tra laureati e diplomati la percentuale di utenti internet è molto maggiore rispetto a chi ha un titolo di studio inferiore. Poi conta la grandezza dei centri abitati, che vede percentuali d’accesso maggiori nelle città più grandi, e la collocazione geografica, che fa registrare il solito divario Nord-Sud, seppure molto meno accentuato che per altri fenomeni.
L’insieme di questi dati spiega in gran parte come mai in Italia si usi meno internet, rispetto agli altri grandi Paesi europei. Il nostro Paese è inoltre caratterizzato da due fenomeni: il predominio quasi assoluto della televisione, come mezzo sia di intrattenimento che di informazione, l’amplissima diffusione del telefono cellulare. Quest’ultimo dato, al di là delle spiegazioni che se ne possono fornire, può risultare utile per chi volesse adottare il terminale mobile come canale alternativo di erogazione di servizi, rispetto al PC.
Il divario tra imprese
Tra le imprese l’uso di internet è ormai molto diffuso, né potrebbe essere altrimenti. Nell’attuale fase, non si può infatti neanche più parlare di vantaggi legati all’uso della rete, quanto di svantaggi - che si traducono quasi sempre in gravi handicap - connessi alla sua eventuale assenza. Come può oggi un’azienda di qualsiasi settore non disporre di un account di posta elettronica? Secondo gli ultimi dati Istat, il PC collegato ad Internet è diffuso nel 90 per cento delle imprese. Ma le differenze, nel mondo imprenditoriale, ci sono eccome, e riguardano, a loro volta, tre diversi fattori: la dimensione dell’impresa, le modalità d’utilizzo delle tecnologie e la localizzazione geografica.
Il dato più importante in assoluto è quello che riguarda la scarsità di diffusione di internet tra le piccole imprese, che sono proprio quelle che caratterizzano il nostro sistema produttivo. Secondo gli ultimi dati Confcommercio/Assintel (febbraio 2008), oltre il 26% delle aziende - attive nei settori del commercio al dettaglio, commercio all’ingrosso, pubblici esercizi e servizi - dichiara di non possedere un PC; il 31% di non essere connesso alla rete, e il 62% di non disporre di un sito Internet. La presenza del computer e di internet decresce col decrescere della dimensione dell’azienda: le ditte individuali con almeno un PC sono il 67% del totale, percentuale che balza all’84% nelle imprese con numero di addetti compreso fra 2 e 5, per arrivare poi alla quasi totalità per le imprese tra i 20 e 50 addetti. Tra settori diversi ci sono ovviamente molte differenze: il comparto dei servizi è quello tecnologicamente più avanzato, soprattutto nell’ambito del commercio all’ingrosso, mentre più "arretrati" risultano i pubblici esercizi e il commercio al dettaglio, dove la penetrazione del PC è solo del 55 per cento.
Altre differenze sono quelle relative alle modalità d’uso delle tecnologie. L’Istat, nel suo ultimo rapporto sul tema (2007), ha parlato di diffusione capillare di Internet per "finalità a basso contenuto interattivo", ovvero per l’accesso ai servizi bancari o finanziari, ai servizi della pubblica amministrazione o per la promozione dei propri prodotti sul sito web dell’azienda: tutte operazioni svolte dal 90 per cento delle aziende con più di 10 addetti. Gli usi più sofisticati sono molto meno frequenti, come ad esempio le vendite online, praticate appena dal 3,8 per cento delle imprese sopra i 10 dipendenti.
Infine ci sono le solite differenze geografiche, che fanno registrare una disomogenea diffusione della rete tra le imprese sul territorio italiano: il 62 per cento delle imprese del Nord, tanto per fare un esempio, ha un proprio sito web, contro il 48,5 per cento del Sud.
Se non c’è la banda larga
L’altro problema, sentito da molti italiani, riguarda chi in rete ci andrebbe pure, ma non ha nessuno in grado di fornirgli l’accesso a banda larga, per lo meno di tipo Adsl. Nelle grandi città, caratterizzate da alta densità di popolazione e di imprese, gli operatori di telefonia fanno a gara ad aggiudicarsi nuovi clienti, per cui un cittadino di Milano o di Roma può scegliere per lo meno tra tre o quattro operatori diversi. Chi invece si trova in un piccolo centro, dove è poco conveniente portare le reti di nuova generazione, ha ben poca scelta. Sulla diffusione della banda larga non esistono dati esaustivi, ma attualmente si stima che complessivamente siano coperti 3.235 su 8.101 territori comunali, cioè circa il 40% del totale. La copertura non riguarda gli interi territori dei Comuni; a Roma, ad esempio, ampie zone rimangono ancora prive dell’Adsl. Le regioni più servite risultano Emilia Romagna, Toscana, Puglia, Sicilia e Veneto, che hanno una copertura superiore al 50%. Quelle che stanno peggio sono invece Molise, Sardegna, Abruzzo, Piemonte, Val d’Aosta e Calabria, che hanno una copertura inferiore al 30%. Il fattore orografico è quello che gioca un ruolo maggiore, poiché nei territori montuosi è più costoso realizzare le reti, ma conta anche molto la ricchezza del territorio; ed infatti esiste un’apposita società pubblica, la Infratel Italia, che ha la missione di eliminare il digital divide nel Sud, anche se finora non ha prodotto risultati di particolare rilievo.
La non disponibilità di connessioni internet veloci interessa direttamente anche le amministrazioni pubbliche. A metà 2007, secondo l’Istat, risultavano privi di connessione a banda larga circa un quarto dei Comuni. La variabile che influenza maggiormente l’adozione della banda larga - a conferma di quanto già detto - è la dimensione demografica del Comune. Nelle realtà fino a cinquemila abitanti, la banda larga è presente nel 62% dei casi, per arrivare al 100% nei Comuni con oltre 60 mila abitanti.
La mancanza di connettività costituisce una grave handicap per i territori, che mina il pieno esercizio dei diritti di cittadinanza, così come le prospettive di sviluppo locale, e costituisce una distorsione del mercato, poiché porta squilibrio tra le condizioni di esercizio delle aziende. Ciò non significa, in ogni caso, che non si possa intervenire in senso correttivo. Lo dimostrano le molte esperienze positive realizzate per dotare interi territori montuosi di connettività, tramite soluzioni come le reti wireless. La gara in corso per l’assegnazione delle licenze Wimax - una tecnologia senza fili in grado di portare internet ad alta velocità senza bisogno di posare cavi - potrebbe precludere, in molte zone del Paese, alla giusta soluzione del problema.
Famiglie italiane per beni tecnologici posseduti

Fonte: Istat, anni 2006 e 2007.
Percentuale di aziende con almeno un PC (desktop + notebook) per area geografica

Fonte: Assintel, 2007.
Inviato da paolosub in Banda larga, Cittadini, Digital divide, Studi e Rapporti
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